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Eyes Wide Shut, un’odissea nella doppia vita

Roberto Lasagna Articoli Mag 13th, 2025 0 Comment

Eyes Wide Shut (Stanley Kubrick, 1999) è un film fortemente politico, che innesta la sua carica eversiva nel tessuto newyorkese da cui prende le mosse, essendo la New York del film una città insana, il luogo-simbolo di una società in cui l’avidità si traveste e il potere coniuga violenza e denaro, lasciando indifeso chiunque non possegga delle solide basi sociali. Trasportando la Vienna del racconto “Doppio Sogno” di Arthur Schnitzler – la “Traumnovelle” composta tra il 1921 e il 1925 – nella New York di fine Novecento, Kubrick realizza il sogno di un film calato nella dimensione psichica, dove gli strati di profondità del suo racconto cinematografico invitano lo spettatore a un confronto intenso con i condizionamenti e il sistema che governa l’agire di individui segnati da quella condizione di “cecità ad occhi aperti” a cui fa riferimento il titolo enigmatico Eyes Wide Shut.

Chiamando i coniugi Tom Cruise e Nicole Kidman nei ruoli dei personaggi del suo adattamento del testo di Schnitzler, a cui il regista ambisce da trentacinque anni e che riesce infine a realizzare con il contributo dello scrittore Frederic Raphael – Premio Oscar per la sceneggiatura di Darling (id., 1965) -, Stanley Kubrick sceglie la coppia di star del firmamento hollywoodiano che si presta con dedizione a dar vita al ménage composto dal medico Bill Harford e dalla gallerista d’arte Alice, occasionalmente “disoccupata”. Grazie a loro, Kubrick mette a nudo due divi notissimi, che si prestano a seguire le traiettorie della fragilità e dell’inquietudine, e tramite la loro affiatata “resistenza” lungo le estenuanti riprese Eyes Wide Shut il cineasta realizza il film che risuona come il grande affresco di fine Novecento, suscettibile di reinterpretare con grande eleganza formale ed elevata densità concettuale la tematica onirico-surreale di Schnitzler al seguito dei deragliamenti del medico Bill Harford. Il quale, assieme alla moglie Alice, appare per la prima volta quando è in procinto di lasciare la propria figlioletta a casa con la baby-sitter per raggiungere la casa di Victor Ziegler (Sidney Pollack) adibita a festa natalizia. Tra gli splendori dell’abitazione del cerimoniere Ziegler, Bill viene chiamato presto dal proprietario a soccorre una giovane donna finita in overdose (Julienne Davis), che scoprirà essere una prostituta la quale ha appena avuto un rapporto con il proprietario della lussuosissima dimora. Intanto, Sandor Szavost, un uomo ungherese elegante e molto insistente (Sky du Mont), tenta di sedurre Alice rimasta al piano di sotto. Dopo la festa, una volta a casa, Alice, fumando marijuana e rammentando la recente compiacenza del marito con due ragazze della festa, racconta a un incredulo Bill la fantasia sessuale da lei avuta e rivolta a un ufficiale di marina che l’aveva profondamente attratta, turbandola, durante una loro vacanza. Bill, ritrovandosi letteralmente immutolito dal racconto di Alice, esce di casa a seguito della chiamata di Marion (Marie Richardson), la figlia di un suo paziente che ha appena perso la vita. Sarà l’inizio della lunga notte di Bill, il quale, dapprima incredulo dinanzi al capezzale del paziente dove si ritrova a frenare l’improvvisa e inaspettata dichiarazione d’amore di Marion nei suoi confronti, nonché ossessionato dalle immagini del tradimento della moglie (che nella realtà non è mai avvenuto), vive la condizione per lui totalmente nuova di sperimentare per gelosia e ripicca pulsioni inconfessate o sopite, e viene abbordato da una prostituta (Vinessa Shaw) ma non finisce a letto con lei perché una chiamata di Alice sembra riportarlo alla realtà.

Non a caso, la fuga del dottore nella lunga notte delle pulsioni sembra avere i toni di un’inconfessabile esperienza onirica che una telefonata di Alice è in grado di interrompere, come ridestando Bill, almeno per pochi attimi, e riportandolo in una dimensione che tuttavia lo trova impreparato e potenziale preda di un’ossessione erotica nascosta all’ufficialità prima ancora che alla propria coscienza.

Così come la tematica onirico-reale-surreale di “Doppio sogno” di Arthur Schnitzler esercita particolare fascino sul lettore il quale è indotto a cogliere nella psicoanalisi l’opportuno modello per interpretare il racconto, nel film di Kubrick lo spettatore diventa complice dei movimenti del medico Bill Harford il quale, nel momento in cui ascolta i contenuti del sogno della bella moglie Alice pronta a raccontarsi sotto l’effetto della marjuana, si scopre incapace di accettare gli effetti di un tradimento pur soltanto immaginato, e si porta verso una notte in cui sogno e realtà si mescolano, tanto che sarà arduo distinguere la dimensione coscia da quella conscia, con Schnitzler che avrebbe optato per la definizione di un “medioconscio” in cui si dipana l’esistenza dei suoi personaggi.

I fatti, anche in Kubrick, si succedono come concatenati in una successione onirica, con il vecchio amico di Bill, Nick Nightingale (Todd Field), già ritrovato alla festa natalizia, che gli racconta al Sonata café di una festa segreta in cui, bendato, egli sa di suonare al servizio di avvenimenti di natura sessuale che accendono la curiosità di Bill. A quest’ultimo, l’amico ritrovato consegna la password dal nome evocativo “Fidelio”, per entrare in quella che si scoprirà essere un’orgia organizzata da un’oscura organizzazione.

La notte di Bill è segnata dalle molteplici apparizioni di una sessualità che viene sfiorata in molteplici aspetti atti a mettere alla prova la moralità dei personaggi e la visione del protagonista, che sembra attraversare la discesa in una lascivia pronta a rendersi manifesta nel negozio di Milich (Rade Serbedzija), il quale noleggia costumi per le festa e prostituisce la figlia adolescente (LeeLee Sobieski).

Inconscio, sogno e desiderio sessuale si mescolano nel film, restando desta l’incredulità di Bill nei riguardi della realtà che presenta aspetti pronti sinistramente a ritorcersi contro di lui.

Dopo Lolita, Eyes Wide Shut è il primo film di Kubrick che analizza approfonditamente la sessualità all’interno di una coppia, dedicandosi al disorientamento dettato dalla curiosità verso il proibito, come il desiderio di Bill di partecipare a una sessualità non confinata in famiglia, a cui il cineasta americano guarda riconoscendo come nel film tutti si mascherano: a cominciare da Alice nella sequenza iniziale allo specchio la quale si spoglia e riveste, mente sono all’insegna della mascherata la festa in casa di Ziegler, il rapporto di Bill con le prostitute, l’orgia con le maschere in stile veneziano che al termine del film ritroviamo, in singola copia, sul letto della sognante Alice. E come per la discussa scena dell’orgia, ci ritroviamo allo stesso tempo complici e voyeur di una narrazione in cui lo spettatore si ritrova ugualmente in uno stato di disorientamento e di estasi. Nel racconto, come nel film, i protagonisti vivono una crisi che li porta a sperimentare esperienze e turbamenti paralleli, con le confessioni della donna a cui corrisponde la notte di avvenimenti reali dell’uomo. Sono esperienze speculari, le une raccontate e immaginate, le seconde esperite attraverso lo sguardo e gli incontri, per l’apparentemente tranquilla famiglia borghese la cui danza emotiva è introdotta da Kubrick dal Valzer della Suite per Orchestra Jazz di Dmitrij Sostakovich.

Kubrick pone in essere un’interrogazione su uno dei concetti fondanti della nostra società: la monogamia. Ci racconta una lotta che afferma l’atavico persistere nel marito di una concezione tradizionale dei ruoli all’interno della famiglia, nonostante il desiderio di libertà che entrambi i sessi vivono. E il film prenderà la forma insolita di un thriller della psiche, dove le istituzioni, come la famiglia, divengono contenitore del grande paradosso con cui occorre confrontarsi e che il misterioso seduttore ungherese esprime ad Alice durante la prima festa, quella a casa di Ziegler: “Sa qual è il vantaggio del matrimonio? Che rende indispensabile l’inganno per entrambi i partner”.

Se la menzogna e il paradosso sono il nucleo fondante della vita civilizzata, è il vincolo di fedeltà associato al matrimonio a essere messo sotto osservazione in Eyes Wide Shut, un film che manifesta un rigore chirurgico disposto a scuotere lo spettatore per i varchi onirici-immaginativi che scompongono l’ordinaria percezione. Una percezione con cui Kubrick, nel rivolgersi al suo spettatore, lo provoca come viene provocato Bill da Alice, e come per Alice, allo spettatore non è dato di sottrarsi a quel confronto con lo specchio che è il film Eyes Wide Shut. Un film che non a caso apre al mondo onirico e fantasioso, ma anche al concetto di doppio: Eyes Wide Shut diventa quella dimensione in cui è possibile accedere alla doppia vita come doppia identità dei personaggi, per i quali sogno e realtà si mescolano a tal punto da essere indistinguibili mentre Kubrick sottolinea come essi siano parimenti importanti per comprendere ciò che si è.

Ziegler, nella personificazione di Sidney Pollack, è il demiurgo-incantatore, la cui presenza nella scena di Eyes Wide Shut è sottilmente mascherata sin dalla sua prima apparizione, allorquando, all’arrivo della coppia dei coniugi Harford alla sua dimora, il loro scambio di convenevoli tradisce una confidenza che diventa complicità nel momento in cui ciascuno avrà bisogno dell’altro. Un luogo e una città dove le regole non scritte legittimano una doppia morale, in cui al personaggio non basta avere gli occhi bene aperti per poter vedere. Ciò che il personaggio vede è un tunnel tra le percezioni, dove la manipolazione viaggia parallela alle ossessioni personali e dove la morale censura il personaggio, gli impedisce di partecipare persino ai celebri coiti a cui assisterà come in uno stato di catatonia durante la lunga sequenza dell’orgia, e per lui il tradimento resta un fatto mentale, qualcosa che rimane tra le intenzioni non trasformate in azione. Con Bill, lo spettatore si perde e osserva ma non agisce, vive la reiterata frustrazione del personaggio, di un marito per il quale il sesso diventa una dimensione dell’esistenza sfiorata-sognata-immaginata ma mai veramente vissuta. La notte in Eyes Wide Shut è il luogo in cui è possibile incontrare loschi figuri e ragazze sole, ma anche decorazioni natalizie che inaspettatamente aprono a culti come la prostituzione sacralizzata: succede a casa di Ziegler, dove campeggia una riproduzione della stella a otto punte di Ishtar, la dea babilonese dell’amore, della fertilità, della guerra e della sessualità. Ma a tenere desto il pensiero e a svegliare Bill non sarà solo il sesso, quanto il pensiero della morte. Sparito l’amico Nick, allontanato dalla città dopo che Bill è stato condotto all’inquietante tribunale della festa dell’orgia mascherata, il dottore cerca di mettersi sulle sue tracce del musicista, ma viene richiamato da Ziegler, il quale gli ha messo alle spalle un inseguitore – a suo dire – per tutelarlo, e adesso lo avverte del rischio che Bill ha corso la notte precedente partecipando a una festa di quel livello senza essere tra gli invitati. Ziegler, più che offrire certezze e rassicurazioni, finisce per aumentare i dubbi di Bill e quelli dello spettatore, in particolar modo in merito al destino della donna che si è offerta di salvarlo, che il giornale riporta essere morta di overdose la notte dopo la festa. Secondo Ziegler, la festa si sarebbe peraltro conclusa senza alcun morto, ma come una “sciarada”, per intimorire Bill e allontanarlo. Una mascherata dentro una mascherata, dunque. E per Ziegler sarebbe soltanto un caso che la donna sia morta di overdose, trattandosi a suo dire della stessa Mandy che aveva rischiato grosso la sera ancora precedente. Ma è tutto vero? Cosa è successo realmente a Mandy? E si tratta della stessa donna che Bill crede di riconoscere all’obitorio? Indubbiamente Ziegler è un manipolatore e il tutore di una società pericolosa, il cui tono rassicurante e la pacca sulla spalla di Bill conduce a una sua battuta che risuona come l’ennesimo motto di spirito kubrickiano: “Ascolta Bill… non è stato ucciso nessuno. È morta una. Succede ogni giorno. Bill… la vita continua, fino a quando… non continua più”. La vita di una donna non conta, per l’aristocrazia spregiudicata che si difende e nasconde il proprio volto. Ma invece è fonte di turbamento per Bill, un medico che si ritrova infine chiamato a fare i conti con lo sgomento della sua morale al margine della lunga notte.

 

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Roberto Lasagna

Saggista e critico cinematografico, ha scritto numerosi libri, tra cui "Martin Scorsese" (Gremese, 1998), "America perduta. I film di Michael Cimino" (Falsopiano, 1998), "Lars Von Trier" (Gremese, 2003), "Walt Disney. Una storia del cinema" (Falsopiano, 2011), "Il mondo di Kubrick. Cinema, estetica, filosofia" (Mimesis, 2015), "2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick" (Gremese, 2018), "Anestesia di solitudini. Il Cinema di Yorgos Lanthimos" (Mimesis, 2019), "Nanni Moretti. Il cinema come cura" (Mimesis, 2021), "David Cronenberg. Estetica delle mutazioni" (con R. Salvagnini, M. Benvegnù, B. Pallavidino, Weirdbook, 2022), "Steven Spielberg. Tutto il grande cinema" (Weirdbook, 2022), "Ken Loach. Il cinema come lotta e testimonianza" (Falsopiano, 2024).

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