Se vi state chiedendo chi è l’autore di quella canzone che passano sempre alla radio, Hold Back The River, con quel ritornello così orecchiabile che vi entra in testa senza uscirne più neanche dopo settimane, dovete sapere che si tratta di James Bay. E’ un giovane 24enne inglese che, dopo tanta gavetta tra Hitchin, la sua cittadina natale, Brighton e Londra, è riuscito a pubblicare un album, Chaos and the Calm, che ha letteralmente fatto impazzire tutti. Pubblicato il 23 marzo scorso, ha raggiunto in brevissimo tempo la prima posizione degli album più venduti in Gran Bretagna e anche nel resto d’Europa ha riscosso ottimi risultati. Non male come inizio per un cantautore che si districa tra più generi, quali l’indie rock, il pop e il folk; un mix che si nota già a partire da questo titolo alquanto ossimorico, ‘Chaos and the Calm’, che sembra voler riflettere la doppia anima dell’album.

Craving, pezzo che apre il disco dall’andamento piuttosto folk, è un brano con cui Bay conduce chi ascolta tra le strade della sua città e, vagando qua e là, ripete a se stesso di desiderare qualcosa, qualcosa che sente dentro di sé.
Segue il brano che ha portato il cantautore alla ribalta, Hold Back The River, che inizia sommessamente, per poi aprirsi sempre di più e acquistare quella carica che raggiunge l’apice alla fine della canzone. Il pezzo ha tutto ciò che serve per determinare il successo che ha poi, effettivamente, ottenuto: i versi romantici che ricordano un amore non dimenticato e il giusto sound che piace alle nuove generazioni.
Un pezzo che è più calm che chaos è sicuramente Let It Go, che descrive una storia d’amore ormai lacerata, vissuta da due persone che non si appartengono più. Significativo il contrasto tra le due prime strofe: se la prima offre immagini felici e spensierate, la seconda illustra solitudine, delusione, tristezza. Per questo è meglio lasciare andare via tutto e vivere ognuno la propria vita. ‘Let It Go’, dunque, è uno di quei brani strappalacrime in cui si può riconoscere chiunque abbia vissuto un’esperienza simile e che invece di incitare a un ricongiungimento, invita al distacco assoluto.
Seguono If You Ever Want To Be In Love e Best Fake Smile. Il primo brano medita sul rapporto fra due persone che si ritrovano dopo essersi perse di vista per molto tempo, mentre il secondo è da cantare letteralmente a squarciagola, seguendo la voce fantastica di Bay e muovendosi a ritmo della chitarra elettrica che fa da protagonista.
Sono molti i versi delle canzoni che descrivono relazioni difficili e amori frustrati. E questo tema si riscontra anche in When We Were On Fire, che gioca proprio sul contrasto tra il fuoco di un amore passato e quello stesso amore ormai congelato e privo di luce.
Una classica ballata è Move Together, seguita da Scars. E poi Collide e Get Out While You Can, forse i brani dal sound più rock all’interno dell’album.
Need The Sun To Break è un pezzo intimo, da far battere il cuore, come recita anche il verso “you’ve woken up my heart, I’m shaking”. Tutto ciò che traspare è dolcezza allo stato puro, anche grazie all’immagine di quelle farfalle (nello stomaco) che rubano ogni notte il sonno. Infine, l’album si chiude con un’atmosfera rilassata con Incomplete.
In generale, le canzoni di Bay sono sicuramente più quiete, che caotiche. Il caos non si nota a livello testuale, con brani scritti sapientemente e nati dalle esperienze di vita dell’autore e delle persone che lo circondano, e neanche dal punto di vista musicale. Anzi, tutto sembra essere al proprio posto. Certo, se si interpreta il caos come movimento, vivacità e ritmo dinamico, allora è vero che alcuni brani possano sembrare “caotici”; ma se lo si interpreta, al contrario, come disordine e mescolanza indistinta di cose diverse, nulla di tutto ciò si troverà nel primo lavoro di Bay. L’artista dall’inseparabile cappello in testa e dal look rockeggiante si inserisce perfettamente tra i grandi artisti britannici del momento, quali Ed Sheeran e Sam Smith, ad esempio, e non tarderà affatto a raggiungere lo straordinario successo ottenuto da nomi del loro calibro.






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