Tratto dall’omonimo bestseller, The Hate u Give (Il coraggio della verità) è l’attesissimo film di George Timman Jr. Una storia potente e pregna di significato, che viene raccontata con tutta la forza di cui ha bisogno.
Starr è una ragazzina nera di 16 anni, che vive nel quartiere popolare di Garden Heights. Rinomato per l’alto tasso di criminalità, quella sorta di ghetto non è il luogo ideale dove crescere secondo la madre di Starr. Così lei e i suoi fratelli vengono segnati alla rinomata Williamson Prep School, situata nel “quartiere bene” frequentato dai bianchi. La vita di Starr quindi diventa un delicatissimo equilibrio tra i due mondi. Lei si destreggia tra le strade che le sono tanto familiari, dove la sua gente vive e – purtroppo – muore, e la sua scuola prestigiosa dove però è costretta mostrare agli altri una sua versione 2.0. La quiete viene turbata quando un suo amico di infanzia, invischiato in un brutto giro, viene ucciso da un poliziotto di fronte ai suoi occhi. Starr diventa una testimone chiave, ma allo stesso tempo viene messa di fronte a una scelta difficile da compiere. Raccontare la verità su quella notte e i precedenti dell’amico significa mettersi contro “la sua gente”, e denunciare le gang che attanagliano le strade di casa sua. Inoltre, mettendoci la faccia – in quanto il processo diventa un caso mediatico – Starr rischia di perdere tutti i privilegi che sua madre le ha procurato con fatica e sacrifici. La ragazza, nonostante la sua giovane età, si dimostrerà più saggia di molti altri “adulti”.
Inizialmente Starr si sente fuori luogo in entrambi i mondi, quello povero e malfamato e quello abituato al lusso e agli agi. Non capisce quale sia il suo posto, e vive una condizione di continuo disagio. La morte del suo amico la aiuta a trovare il suo posto, a imparare e conoscere la sua vera identità, e a far sentire la sua voce. Il padre le fa dono del nome Starr (in italiano stella) e le ricorda di avere l’obbligo di brillare. E lei, grazie a un doloroso ma necessario percorso, capisce come farlo.
The Hate u Give non è un racconto di razzismo, ma di odio, espresso in ogni sua forma. Quello dei neri verso i soprusi dei bianchi, dei gangster contro chi vuole denunciarli, e degli oppressi stanchi di sentirsi tali. Khalil – l’amico morto di Starr – parla di una grande lezione che ha appreso da un noto rapper, cioè che l’odio col quale nutri i tuoi bambini sarà quello che poi ti ritrovi. Ovvero le brutture di cui sono testimoni – bambini e non – saranno le stesse di cui si renderanno protagonisti. Starr vuole spezzare questa catena, ché l’odio non porta a nulla, se non a generare altro odio. E nel suo piccolo sovverte questo circolo vizioso, grazie al suo coraggio e all’appoggio di una famiglia unita e premurosa.
Il film è di una potenza sconvolgente, in grado di coinvolgere lo spettatore e tenerlo incollato allo schermo. I temi trattati sono importanti quanto scomodi per molti, eppure il film non risulta mai troppo di parte e di certo non è pregno di falsi buonismi. Sincero, schietto, a tratti divertente e spesso commovente: “The hate u give” è una delle scoperte più piacevoli del Festival del Cinema di Roma.






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