Il nostro critico cinematografico Roberto Lasagna ha scelto per il fine settimana al cinema tre titoli di sicuro interesse. Il primo, Dio è Donna e si Chiama Petrunya, della regista macedone Teona Strugar Mitevska, ha già ricevuto numerosi riconoscimenti. Nancy è un thriller statunitense ben diretto da Christina Choe. Che Fine Ha Fatto Bernadette? è invece una commedia drammatica interpretata da una eccellente Cate Blanchett.
Dio è Donna e si Chiama Petrunya
Regia: Teona Strugar Mitevska. Interpreti: Zorica Nusheva, Labina Mitevska, Simeon Moni Damevski, Suad Begovski, Stefan Vujisic. Origine: Macedonia, Belgio, Slovenia, Croazia, Francia, 2019. Durata:100’
Esce nelle sale il quinto lungometraggio della regista macedone Teona Strugar Mitevska, a cui il Torino Film Festival ha dedicato quest’anno una retrospettiva. Si tratta della sua opera più stimata, dramma di una donna di trentadue anni, laureata in storia, che vive a Štip e non ha un lavoro, scontrandosi con il maschilismo tremendamente diffuso nel suo paese. Insieme alla sceneggiatrice Elma Tataragic, la regista quarantenne racconta una storia che prende spunto dalla cronaca. A gennaio, ogni anno, nel giorno dell’epifania del calendario ortodosso, un prete lancia un crocifisso nel fiume e i credenti di sesso maschile hanno il compito di tuffarsi nel fiume, tra freddo e neve, per ripescarlo e volgere il monito del loro sacrificio davanti a Dio. Questa volta è Petrunya, che dopo un colloquio di lavoro deprimente non andato a buon fine non si vuole arrendere, a tuffarsi nel fiume e recuperare l’ambito oggetto. Disinvolta e noncurante dello stile, avrebbe tutte le carte in regola per un ruolo nella società, ma i pregiudizi e persino l’indifferenza verso il suo titolo di studio la respingono in quella landa asfittica. Dopo la rissa con gli uomini che le si gettano contro per strapparle il legno, la giovane viene portata al posto di polizia ed è interrogata su quel gesto che nel frattempo è stato filmato diventando virale su internet attirando anche l’attenzione di una rete televisiva nazionale. La cineasta macedone è molto apprezzata dei festival per i suoi precedenti lungometraggi come How I Killed a Saint e When the day had no name. In questa prova di regia più matura, l’attrice Zorica Nusheva è una rivelazione, dando vibrazioni intense al ritratto di Petrunya che, tra le leggi della Chiesa e quelle dello Stato, trova la dignità e le motivazioni per non restituire il crocifisso che l’ortodossia vorrebbe destinato unicamente ai maschi. Sorta di Giovanna d’Arco macedone, Petrunya consegna un’immagine femminile non asservita ai canoni di presunta bellezza della società dei consumi e con l’ironia disincantata del film è protagonista inattesa di una parabola contro la misoginia di una società patriarcale. Petrunya però non è sola, con lei una giornalista che nei Balcani si ostina a dare un volto alla lotta femminile, alla ricerca come Petrunya non di una fuga fuori da quel mondo, ma di un ruolo che permetta di tenere la testa alta in una società deprimente.
Per conoscere una regista balcanica combattiva
Nancy
Regia: Christina Choe. Interpreti: Andre Riseborough, Steve Buscemi, J. Smith-Cameron, Ann Dowd, John Leguizamo. Origine: Usa, 2018
Opera prima di Christina Choe, Nancy è un thriller ben strutturato, che prende avvio da una condizione esistenziale di solitudine allarmata: Nancy ha trentacinque anni, senza un lavoro, ha scritto dei romanzi che nessun editore intende pubblicare e la madre, da tempo malata, mette a dura prova la già debole autostima della figlia. La giovane donna, con i lineamenti dimessi e tristi di Andrea Riseborough, non rinuncia a curare anche un piccolo blog, ma si sente senza prospettive, priva di una reale vita sociale oltre quella virtuale. Quando la madre muore, quelle che erano le incomprensioni del passato si riversano nella scoperta, tramite la casuale visione di servizio televisivo, di una bambina scomparsa trent’anni prima, che dalle fotografia sembra essere proprio Nancy in tenera età. Nancy contatterà i genitori della bambina e avvicinerà personaggi umani fragili e disperati: una madre, con il volto di J. Smith-Cameron, che non perde memoria del suo sentire e rimane ferma in un “qui ed ora” di speranza, e un padre, interpretato da Steve Buscemi, che nasconde il dolore dietro una maschera che non rinnega la paternità. La dolente Nancy si dimostrerà tuttavia capace di gesti coraggiosi, attraversando un percorso fatto di desolazione, esistenze disperate e prive di veri riferimenti. Assieme a Leo ed Elen, a cui spiega che potrebbe essere lei la figlia di cui hanno perso le tracce tempo prima, avvierà una ricerca che li porterà a confrontarsi con il fantasma della felicità, in una dimensione di mezzi toni morali e molti colpi di scena. Approfondita indagine nella solitudine, negli occhi inquieti di Andrea Riseborough il film coglie il margine del baratro, l’indecifrabile discrimine tra l’oscurità e l’innocenza, immergendo lo spettatore nella curiosità investigante che diventa sovrimpressione di una personalità indefinita, costantemente in fuga (lei e il film) da una percezione di sicura verità. Infantile oppure adulta, consapevole oppure abbandonata all’incoscienza, questa anti-eroina folle e geniale istituisce con lo spettatore una complicità favorita da una regia coinvolgente, insieme elegante e puntuale, che lascia emergere, nella figura depressa e in ansia di riscatto di Nancy, inquietudini attualissime, come l’essere prigionieri nella dimensione digitale o l’ossessione di dover piacere agli altri prima che a sé stessi. I molteplici piani d’identità sono valorizzati dall’attrice – anche produttrice del film – in una prova struggente. Il conto alla rovescia della prova del DNA si rivela inquietudine che fa domandare se, al momento della rivelazione, per lei e i presunti genitori potrà cambiare realmente qualcosa.
Per scoprire un thriller insolito
Che Fine Ha Fatto Bernadette?
Regia: Richard Linklater. Interpreti: Cate Blanchett, Billy Crudup, Kristen Wiig, Laurence Fishburne, Emma Nelson. Origine: USA, 2019. Durata: 104’
Bernadette Fox, architetto di successo e per un breve intenso periodo anche star della sua professione – grazie alle sue idee dirompenti create con il proposito di migliore la vita alle persone – una volta trasferitasi a Seattle si trova a vivere un’esistenza di madre insoddisfatta, in una città che non è più la Los Angeles della sua precedente esperienza di single. Depressa, calata in quella che per molti è una scorza indecifrabile, non è più in grado di lavorare, si muove nella sua famiglia benestante, alle spalle di un marito amabile quanto inesistente, sconta nella disgregazione dei rapporti il male oscuro della mente che ha occultato lo slancio per la creatività e la soddisfazione personale. In un contesto che lei sente lontano dai bisogni e dalle sue motivazioni più profonde, c’è però almeno la figlia, che segue le orme del padre, una presenza viva e più matura di quanto lascerebbe pensare la sua età. E’ proprio la madre la sua migliore amica, condizione che l’ha un po’ isolata, visto che la donna è in guerra aperta un po’ con tutti, a partire dai vicini di casa, in un succedersi di sensazioni e avvenimenti spiazzanti. Il sensibile Richard Linklater, dopo il sorprendente viaggio nel tempo di Boywood, costruisce un film lineare affidandosi alla performance emozionante di Cate Blanchett, pronta a portare lacrime e risate in una vicenda di amarezza e dolcezza che segue una traiettoria precisa, secondo un metodo che il regista di Prima dell’alba affina da tempo attraverso i suoi film. La vita reale scorre con naturalezza attorno agli andirivieni e alla vita incompleta di Bernadette, cui l’attrice australiana restituisce una personificazione eccellente, nel ritratto di una vita agiata isolata dalla realtà che collassa alla prima interazione reale. L’istinto di scappare in una solitudine cosmica rassicurante farà chiedere a lei (e allo spettatore, che con questo film ha presto l’impressione di non essere al cinema ma nella vita di Bernadette), se esiste una soluzione a un simile stato di deprivazione esistenziale. Il finale è un po’ tirato via. Ma pazienza. Si saluta con piacere il ritorno di Linklater, cineasta dal gusto europeo che ha scritto alcune delle pagine (anche) emotivamente più interessanti del cinema indipendente stelle e strisce.
Per ammirare Cate Blachett in un film diretto da Richard Linklater






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