A Camogli, nella splendida cornice dell’ottocentesco Teatro Sociale, fa tappa il nuovo spettacolo di Ubaldo Pantani, un caleidoscopio di personaggi che sta registrando il tutto esaurito in giro per l’Italia. Il titolo è Inimitabile, decisamente provocatorio per un artista che ha costruito la propria carriera sulle imitazioni.
Toscano, classe 1971, laureato in Scienze Politiche, si è formato nella compagnia di Giorgio Albertazzi e ha esordito in televisione dopo la metà degli anni Novanta nel programma di Gianni Boncompagni Macao, per poi diventare una presenza fissa negli show televisivi della Gialappa’s Band. In quasi trent’anni si è fatto apprezzare dal grande pubblico per una folta galleria di personaggi di cui ha saputo riprodurre alla perfezione non solo la voce, ma anche l’aspetto, il portamento, i tic e ogni altro riconoscibile dettaglio: Gigi Buffon, Massimo Giletti, Flavio Insinna, Bruno Barbieri, Bruno Vespa, Massimo Cacciari, Mario Giordano, Paolo Del Debbio, Stefano Bettarini, Gianluca Torre, Pier Silvio Berlusconi, Lapo Elkann, per citarne solo alcuni. Unico rammarico, non aver mai doppiato un cartone animato.

Lo spettacolo si apre con Lapo Elkann, che Pantani, ormai da tempo, propone ininterrottamente nel programma domenicale di Fabio Fazio Che tempo che fa. Il rampollo di casa Agnelli dialoga con un teschio, in versione Amleto di Shakespeare. Il suo nome riecheggia anche il sommo Dante Alighieri: Lapo Gianni, infatti, è il poeta fiorentino vissuto tra Due e Trecento che l’amico Dante ha menzionato più volte nelle sue opere. Citazioni colte che hanno ben poco a che fare con il personaggio di Elkann e di questo Ubaldo Pantani è perfettamente consapevole. Ma ammette anche di dovere molto al suo Lapo, in termini di popolarità, così come deve molto ai vari Giletti, Insinna, Buffon. Il rischio è che alle gratificazioni professionali subentri l’ossessione: i personaggi tanto ti danno ma anche tanto ti tolgono, azzerano la tua personalità, te li sogni di notte… Ma alla fine impari a conviverci e ad amarli.
La vera forza di questo spettacolo, però, non consiste tanto nella riproposizione – comunque gradita – dei suoi cavalli di battaglia. Non ci sono solo i personaggi famosi, da sempre facile bersaglio della satira. Ci sono anche i personaggi della vita di tutti i giorni, tipi stravaganti incontrati casualmente nei più disparati contesti e capaci di lasciare un segno indelebile. “Che personaggio!”: quante volte lo diciamo di fronte a qualcuno che ci sembra fuori dal comune? Lo ripetiamo tra amici, lo raccontiamo a casa, lo condividiamo al lavoro, riferendoci a figure reali che, pur nella loro quotidianità, rivelano un’umanità esilarante e imprevedibile.
Innanzitutto ci sono le persone conosciute a Ponteginori (frazione di Montecatini Val di Cecina), villaggio operaio della fabbrica Solvay dove Ubaldo è cresciuto negli anni Settanta. Un mix tra Topolinia e Chernobyl prima della botta, dove tutto ruotava attorno ai rigidi rituali del famoso stabilimento belga per la produzione di soda e dove viveva un microcosmo di umanità grottesca – inclusi i politici locali – che, anni dopo, diventerà fonte di ispirazione per il giovane attore.

In particolare, un personaggio importantissimo per la carriera di Ubaldo Pantani è un protocollista comunale conosciuto durante il servizio civile, un uomo che aveva due fissazioni: le marche da bollo e gli esempi. È proprio grazie alla spumeggiante imitazione di questo zelante impiegato di provincia che Ubaldo riuscì a sostenere egregiamente un provino a Roma e a debuttare in RAI. Doveroso, dunque, riproporlo oggi a teatro.
Inimitabile: novanta minuti di risate e dubbi esistenziali tragicomici, in cui il pubblico si ritrova a riconoscere manie e piccole ossessioni che fanno parte del nostro vivere quotidiano. Perché in fondo, ridiamo degli altri (una commessa o un “preventivista”, altre formidabili performance di Pantani applaudite dal pubblico del Teatro Sociale di Camogli) senza accorgerci che, da un’altra prospettiva, potremmo essere noi i veri personaggi. E in questo gioco di maschere, il ridicolo che cogliamo negli altri si riflette su di noi, perché il confine tra imitare ed essere imitati si fa sottilissimo, così come quello tra normalità e assurdità. “L’importante è ridere di sé, senza se e senza ma”.
Alla fine Pantani saluta la calorosa platea uscendo per l’ultima volta sul palco nei panni di Gineprio, il timido concorrente di “Ultimo appuntamento” affetto da eiaculazione precoce che ogni lunedì è uno degli immancabili protagonisti del GialappaShow. Che anche per Gineprio si sia ispirato a uno dei bizzarri abitanti di Ponteginori conosciuti in gioventù?







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