Chi seguì nel 2012 la nona edizione di X Factor UK sicuramente rimase colpito, sin dal primo momento, dalla calda voce di una giovane sedicenne, Ella Henderson. Presentatasi alle audizioni con un suo inedito, ricevette subito una standing ovation, chiaro segnale del successo che di lì a poco avrebbe avuto. La sua strada ad X Factor, però, durò poco. Venne eliminata alla settima settimana, lasciando tutto il pubblico inglese sgomento. Ma in questi due anni Ella si è rimboccata le maniche, è cresciuta, ha avuto tempo di riflettere sulle scelte musicali da intraprendere ed ecco che adesso presenta se stessa con il suo primo album, “Chapter One“, pubblicato il 10 ottobre. Scritto insieme ad autori insigni del calibro di Ryan Tedder, voce dei OneRepublic, Salaam Remi, Al Shux e Babyface, che hanno rispettivamente lavorato per star internazionali, come Amy Winehouse, Alicia Keys e Whitney Houston, l’album è composto da 13 pezzi (18 nella versione deluxe) in cui la cantante racconta se stessa. “Questo album sarà il mio diario da presentare al mondo e ho intenzione di raccontare cose in un modo in cui non sono mai state dette prima”, dice Ella, sottolineando come la sua ispirazione derivi dalle personali esperienze di vita. Una vita fatta di musica, dal momento che ha cominciato ad appassionarsi al canto sin da bambina, anche grazie all’influenza dello scomparso nonno Bill, una figura fondamentale per la giovane Ella.

La canzone che apre l’album è “Ghost“, scritta insieme a Ryan Tedder e lanciata come singolo l’8 giugno scorso. Schizzata immediatamente in prima posizione in UK, rimanendo nella Top 5 per otto settimane consecutive, “Ghost” è stata nominata “Biggest song” dell’estate 2014 dalla UK Official Chart Company e ha raggiunto il 14° posto nella European Airplay Chart. Un successo garantito da un ritmo molto pop e orecchiabile, che ti entra in testa per non uscire più.
Segue “Empire“, pezzo molto bello che, come singolo, avrebbe potuto avere un grande successo. Il ritornello punta l’attenzione sulla forza di una coppia che riesce a costruire la propria vita, a porre le basi di un impero.
“Glow“, terza canzone dell’album e pubblicata come singolo il 5 ottobre, significa “Brillare”. E, infatti, la canzone è tutta giocata sul chiaroscuro, con l’oscurità della notte da un lato e “the soldiers of the light” (“i soldati della luce”) dall’altro. I protagonisti sono fuoco, sono luce, il loro amore li brucerà e loro brilleranno, illuminando ciò che li circonda.
“Yours“ è una dolce ballata in cui l’autrice dichiara di essere pronta ad amare, a diventare il tutto della sua metà. Vuole essere “Sua” ed Ella lo dice in toni sommessi, con una voce che ricorda moltissimo quella di un’altra artista alla quale spesso è stata paragonata, Adele.
Tema di “Mirror Man“, quarto pezzo dell’album, è il narcisismo. Si parla, infatti, dell’ “uomo dello specchio”, che non fa altro che osservare il proprio riflesso, innamorandosi più di se stesso che di colei che gli sta accanto.
Pezzo più soul è “Hard Work“, scritto insieme a Salaam Remi e caratterizzato dall’uso dell’arpa, degli archi e da un coro di sottofondo, mentre un beat insistente è ciò che fa da padrone in “Pieces“, il cui inciso è un susseguirsi di note acute. Sarebbe bello, però, vedere come Ella se la caverebbe dal vivo, in un concerto, perché è proprio lì dove si manifestano le reali doti canore di uno/a artista.
Nel mirino di Ella in “The First Time“ c’è una ragazza, probabilmente la nuova fiamma dell’ex, che appare in tutto e per tutto simile a lei. Ma, come dice nella variazione, “You can keep searching around, thinking that we’re all the same, but I’ll always be the best you found. And that’s one thing that just won’t change” (“Puoi continuare a cercare intorno, pensando che siamo tutte uguali, ma io sarò sempre la migliore che sei riuscito a trovare. E questa è l’unica cosa che non cambierà”).
Ritorna una dolce melodia in “All Again“, in cui si può apprezzare dall’inizio alla fine la voce calda e piena della giovane artista, accompagnata da un semplice pianoforte.
In fondo all’album trovano posto “Give Your Heart Away“ e “Rockets“, quest’ultima molto movimentata, divertente e dai toni che ricordano molto le hit di star famose come Beyoncé.
Sono poche le parole in “Lay Down“, canzone che colpisce subito al cuore, con la lenta melodia di un piano, mentre chiude l’album “Missed“, in cui l’autrice medita su una storia d’amore passata, accusando l’altra metà di aver ferito i suoi sentimenti e di averle impedito di sognare.
“Chapter One”, nonostante sia il primo album prodotto dalla giovane stella inglese, sembra il risultato di una lunga carriera. Non è un disco fatto alla bell’e meglio, grossolano. Nulla di tutto ciò. E’ qualcosa di pensato, di studiato, che racconta una storia e la racconta bene. Il tutto con una meravigliosa voce, che ti fa sorridere, o anche piangere, non appena la ascolti. Il titolo “Chapter One”, insomma, è assolutamente perfetto. Questo è solo il primo capitolo di un libro dalle mille pagine, tutte da sfogliare.






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