Mancano poche ore alla fine del 2014 e, sicuramente, la boyband più famosa al mondo lo ricorderà come l’ennesimo anno denso di successi e premi da piazzare nelle mensole di casa. Di chi sto parlando? Dei One Direction, ovviamente. Sono passati quattro anni, eppure nessuno sembra ancora essersi stancato di Harry, Louis, Zayn, Niall e Liam, cinque ragazzi provenienti da Inghilterra e Irlanda amati alla follia dalle ragazze di tutto il mondo. Il 17 novembre scorso è uscito il loro ultimo album, “Four”, un titolo efficace che, semplicemente, allude al fatto che si tratta del quarto album pubblicato. Un album inciso un po’ in fretta, durante le tappe dell’ultimo tour, tra camere d’albergo insonorizzate con i materassi appoggiati alle pareti e gli stretti spazi di un pullman, che ha portato i ragazzi in giro tra Europa e America. Si potrebbe pensare che di queste situazioni scomode ne abbia risentito il prodotto finale e invece no. “Four” vede moltissimi pezzi scritti dagli stessi componenti del gruppo, con una conseguente vena più personale, e dimostra come le doti vocali dei cinque migliorino anno dopo anno. L’album ha subito raggiunto il numero 1 delle classifiche dei pre-order in 67 paesi e ha inoltre debuttato al primo posto nella Billboard 200.
I One Direction hanno anche un particolare rapporto con l’Italia. Quest’anno, la boyband ha scelto lo stadio di San Siro per registrare i concerti del 28 e 29 giugno e farne un documentario cinematografico, “Where We Are – Il film concerto”, uscito nelle sale ad ottobre, che ha anticipato il dvd “Where We Are – Live from San Siro stadium”, in vendita dal 1° dicembre. Inoltre, questo mese la boyband è giunta a Roma per registrare un intero programma televisivo, “Italia 1D”, mandato in onda il 18 dicembre su Italia Uno.

Il primo pezzo è “Steal My Girl”, nonché il primo singolo pubblicato in tutto il mondo il 29 settembre. E’ una di quelle canzoni molto pop che ruota intorno a una ragazza. Ragazza che appartiene solo al legittimo fidanzato, che senza di lei non vivrebbe più e il sole smetterebbe anche di brillare. Insomma, il messaggio è chiaro: non rubatemi la ragazza e cercatevene un’altra. Il video del brano vede la divertente partecipazione di Danny DeVito, il quale nella clip interpreta un regista abbastanza bizzarro, che praticamente crea un improbabile circo nel bel mezzo del deserto.
“Ready To Run” è uno di quei cinque singoli promozionali che sono usciti in cinque giorni diversi; quando le fans preordinavano l’album, ottenevano un download istantaneo dei pezzi. E’ un brano molto orecchiabile, in cui si nota la melodia di una chitarra acustica in tutte le strofe, ad eccezione dell’inciso, in cui il pezzo si apre, con batteria, chitarre elettrice e le voci dei cinque che si incastrano le une alle altre.
Segue “Where Do Broken Hearts Go”, un brano dalle influenze rock, potente, che racconta di come ci si possa far perdonare, dopo aver lasciato la propria ragazza. Lei è il cuore spezzato, che si cerca dappertutto, ma di cui ormai non c’è più nessuna traccia. Recentemente, i One Direction hanno cantato questo brano alla finale di X Factor UK insieme a una delle icone della musica britannica, Ronnie Wood, il chitarrista dei Rolling Stones. L’esibizione ha mandato in visibilio l’intero pubblico e gli stessi ragazzi, onorati di dividere il palco con una stella di questo calibro, ed è stato anche un assaggio della performance che offriranno durante il tour, in cui sicuramente non mancheranno fuochi ad illuminare tutto il palco.
In “Four” non poteva non mancare la collaborazione di uno dei più cari amici della boyband, Ed Sheeran, che aveva già scritto per il gruppo tre pezzi, “Moments”, “Little Things” e “Over Again”. Il cantautore ha composto “18” ed ha rivelato di essere stato molto contento di aver scritto un brano su misura per i ragazzi; in passato, infatti, era solito passare loro le canzoni che non riuscivano ad entrare nei suoi album. Questa volta, invece, si sono incontrati, hanno parlato e il giorno dopo avevano già creato un testo che Louis, Harry, Niall, Liam e Zayn hanno reso perfetto con le loro voci. Il brano è il più romantico di tutto l’album e parla di un amore iniziato a 18 anni, quando l’obiettivo della coppia era lo stesso: essere amati, essere innamorati.
In “Girl Almighty”, il gruppo onora quella che sembra quasi essere una divinità, una “ragazza onnipotente”, appunto, che illumina tutto con la sua luce e per la quale tutti sarebbero disposti a inginocchiarsi ai suoi piedi. Una ragazza che è tutto il contrario di quella che viene descritta in “Fool’s Gold”, brano più lento che ha come titolo un espressione dello slang anglo-americano che assume il significato di delusione, di qualcosa o qualcuno che inizialmente sembrava avesse valore, ma che poi non si è rivelato tale.
Il ritmo prosegue lentamente anche nella ballata “Night Changes”, secondo singolo estratto, che sembra quasi una canzone dai toni d’altri tempi. Dal momento che tutto l’album ruota sempre attorno al tema dell’amore, la protagonista è ancora una volta una ragazza, che si accinge ad andare a quello che sembra un primo appuntamento, carica di aspettative e con l’intenzione di non aver alcun rimorso.
La canzone che segue è forse la più spinta mai scritta dal gruppo. Anzi, il merito si deve più che altro a solo uno dei ragazzi, Louis Tomlinson, che è anche la voce principale dell’inciso, cosa assai rara per il più adulto dei membri dei One Direction. La sua, infatti, si potrebbe considerare la voce più debole della boyband, ma non per questo meno gradevole, che se in passato veniva lasciata in secondo piano, con il passare del tempo ha acquistato sempre più spazio. E “No Control” ne è una chiara dimostrazione. E’ un brano che parla volutamente ed esplicitamente della voglia incontenibile di trascorrere la notte con colei che occupa l’altra metà del letto. Un brano forse non adatto alle più piccole seguaci del gruppo, ma ormai i ragazzi vanno per la propria strada e del giudizio altrui gli importa poco e nulla.
Nono pezzo di “Four” è “Fireproof”, con un semplice sound pop e il battito della batteria a far da sottofondo all’intera canzone, mentre il decimo, “Spaces” è un brano dai toni meno leggeri del precedente. E’ un susseguirsi di domande senza risposte, che dimostrano l’inevitabile distanza creatasi all’interno di una coppia. Decisa e tagliente appare la domanda che chiude l’inciso: “Who’s gonna be the first to say goodbye?” “Chi sarà il primo a dire addio?”.
Segue un pezzo dal titolo insolito, “Stockholm Syndrome”. Si parla di sindrome di Stoccolma quando si fa riferimento a un particolare stato psicologico che si manifesta a causa di un episodio violento o traumatico. Nel brano non si allude ad alcuna violenza, ma a una situazione di prigionia che provoca quasi piacere a chi canta. Il testo recita:“I know they’ll be coming to find me soon, but my Stockholm Syndrome is in your room, yeah I fell for you!” “So che presto verranno a cercarmi, ma la mia sindrome di Stoccolma è nella tua camera, sì mi sono innamorato di te”.
Infine, chiude “Four” una canzone in cui ritorna un ritmo meno pop e più rock fatta di acuti che esplodono nel ritornello, “Clouds”, che, se mai verrà interpretata durante il tour, regalerà certamente grandissime emozioni.
Con “Four” i One Direction hanno dimostrato di avere le idee ben chiare. Hanno smesso di farsi scrivere le canzoni e hanno cominciato a produrre testi dove si nota la propria firma. E cambiano anche gli arrangiamenti, le melodie, insomma, un po’ di tutto. Segno che il gruppo vuole partecipare in prima persona a ciò che venderà al pubblico, cercando di togliersi l’etichetta di boyband da ragazzine dodicenni. Ci sono riusciti? Sembra di sì. Continueranno in questa direzione? Probabilmente, ma non subito. Dopo quattro anni di album, è possibile che i ragazzi prenderanno una pausa per dedicarsi solo all’imminente tour, “On The Road Again”, che porterà ancora una volta gli idoli britannici in giro per il mondo.






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