-
Eccoci a riproporre ai lettori di InsideTheShow, la rubrica con i nuovi film in sala scelto dal critico cinematografico Roberto Lasagna. Non potevano mancare Doctor Sleep, l’atteso sequel di Shining, il nuovo capitolo di Terminator (Destino Oscuro) e l’ultimo film di Donato Carrisi, L’uomo del Labirinto, con l’inedita coppia Toni Servillo e Dustin Hoffman.
Doctor Sleep
Regia: Mike Flanagan. Interpreti: Ewan McGregor, Rebecca Ferguson, Kyliegh Curran, Emily Alyn Lind, Cliff Curtis. Durata. 151’. Origine: USA
Ideale per chi pensa che Shining avesse bisogno di un seguito per di più diretto da altri.
Terminator – Destino Oscuro
Regia: Tim Miller. Interpreti: Linda Hamilton, Arnold Schwarzenegger, Mackenzie Davis, Natalia Reyes, Gabriel Luna, Diego Boneta. Durata: 128’. Origine: USA
Torna James Cameron, questa volta come produttore di Terminator: Destino oscuro, episodio pieno di promesse in cui il cineasta di Titanic si ricollega ai primi due film della saga, i soli da lui diretti e prodotti, con una trama che ignora come se non fosse stato realizzato quanto raccontato nei successivi film Terminator 3: Le macchine ribelli (2003), Terminator: Salvation (2009), Terminator: Genysis (2015) e nella serie Terminator: The Sarah Connor Chronicles (2008). Alla regia questa volta Tim Miller di Deadpool per dar corpo ad atmosfere cupe, al ritmo serrato, elementi che riportano all’originaria suggestione di una saga avviata nel 1984 con Terminator e rilanciata nel 1991 con Terminator 2 – il giorno del giudizio. La vicenda è ambientata proprio 27 anni dopo gli avvenimenti di Terminator 2, e gli interpreti principali seguono l’invecchiamento che il tempo ha segnato sui loro corpi, ritrovando i personaggi di Sarah e John Connor (Cameron oltre che produttore è anche soggettista del nuovo film). Tempo reale e tempo sospeso sono due dimensioni del celebre franchise, che qui vede Sarah/Linda Hamilton, divenuta esperta cacciatrice di macchine, a dover salvare una ragazza, Dani Ramos (Natalia Reyes), dal nuovo modello di cyborg che il supercomputer Skynet, controllore supremo del futuro, ha lanciato nel presente. Si ritrovano i personaggi originari ma anche il tema della metamorfosi inquietante che vede la macchina inviata da altri strati di tempo per ridisegnare il destino, così come il primo Terminator era stato inviato indietro nel tempo per impedire la nascita di John Connor. Nel manifesto promozionale di Destino Oscuro, Sarah Connor compare al centro di una strada come fosse Mel Gibson di Interceptor, a celebrare il ritorno di un’eroina tostissima che aveva segnato, come Ripley di Aliens, il prototipo virilizzato di donna resistente, capace di lottare con tutte le forze per osteggiare la nuova supremazia delle macchine. Nel ritrovato inseguimento cinematografico garantito da Destino oscuro, Sarah riprende il combattimento ma anche la fuga da una temibile macchina mutante, vedendosi costretta a rivolgersi al “vecchio” modello di Terminator, il t-800 cui Arnold Schwarzenegger torna a ridare le fattezze, giustificando l’aspetto invecchiato perché il materiale di cui è rivestita la sua stazza metallica è simil-organico. John Connor riappare in alcuni flashback ambientati nell’epoca dei Terminator 2, ricreato con le fattezze originali di Edward Furlong secondo una suggestione a riprodurre l’immagine dell’età che fu, dimensione del possibile filmico in cui danno prova di essere coinvolti negli ultimi tempi tanto Blade Runner 2049 quanto persino il nuovo film per nulla fantascientifico di Martin Scorsese, The Irish Man. Se non esiste film in cui James Cameron non affronti una sfida tecnologica, il ritorno in scena di Linda Hamilton, 63enne con bazooka, riafferma allora, in una vicenda inevitabilmente già vista, la vocazione di un cinema metallico e polveroso tutto incentrato sulla determinazione femminile, terso divertimento sulla problematica relazione tra l’umano e il digitale che rilancia la scommessa per una nuova continuazione del franchise, infiacchito e privato dell’originaria ironia, ma non ancora completamente arrugginito.
Per gli appassionati di James Cameron, un film che ritrova Sarah Connor ventisette anni dopo Terminator 2
L’Uomo del Labirinto
Regia: Donato Carrisi. Interpreti: Toni Servillo, Dustin Hoffman, Valentina Bell, Vinicio Marchioni, Caterina Shulla. Durata: 130′. Origine: Italia, 2019
Scritto e diretto da Donato Carrisi, L’uomo del Labirinto racconta la storia di Samantha Andretti che durante una mattina d’inverno viene rapita mentre si reca a scuola. Sulle sue tracce si vorrebbe portare l’investigatore privato Bruno Genko, l’ottimo Toni Servillo che in quindici anni tenta invano di ritrovarla. Fedele all’idea di creare un thriller della mente, per la sua seconda prova dietro la macchina da presa lo scrittore Donato Carrisi chiama in scena anche Dustin Hoffman, il leggendario attore americano che interpreta il dottor Green, profiler che accoglie Samantha al suo enigmatico risveglio in ospedale dopo quindici anni di assenza, che la vede iniziare un compito di recupero della memoria e del passato. Attraverso i ricordi radi e baluginanti che affiorano a fatica nella mente della giovane, Green ingaggia una caccia al mostro, mentre Genko, che nel giorno in cui viene a sapere che Samantha è riapparsa scopre di avere soltanto due mesi di vita, cura la sua anima buttandosi a capofitto nell’indagine. Per un beffardo gioco del destino poi, i due mesi che restano a Genko sono scaduti il giorno stesso in cui Samantha riappare. Carrisi, dopo aver vinto il Premio Bancarella nel 2009 con il suo primo libro “Il Suggeritore”, e aver firmato varie fiction e serie tv di successo proposte da Mediaset e Rai, ha creato i cicli di successo di Mila Vasquez e di Marcus e Sandra: criminologo della serialità narrativa, Carrisi è quindi passato alla regia cinematografica con La ragazza nella nebbia, in cui si metteva alla prova attingendo per le situazioni e le atmosfere da David Lynch e David Fincher, da Giuseppe Tornatore a Tomas Alfredson, alla ricerca di immagini che potessero restituire le note del thriller nordico e lasciassero il segno delle buone inquadrature. Se il piglio autoriale lasciava un po’ a desiderare, a sopperire erano le prove degli attori, che anche nel nuovo film si dilettano a sostenere il racconto in uno stile questa volga più all’altezza delle ambizioni, dove il noir colma di angoscia le situazioni e modula la solitudine dei personaggi. Oltre ai due comprimari, troviamo nel cast Valentina Bell che ha lavorato nella prima stagione della serie I Medici nella parte di Lucrezia Tornabuoni (lo stesso Hoffman era uno degli attori principali della prima stagione). Come in Non ho Sonno di Dario Argento, all’investigatore spettano metodi più tradizionali nella ricerca della verità, trattandosi anche della via per il suo personale riscatto, che deve per forza seguire un percorso più personale. Dietro gli sguardi preoccupati di Servillo e il volto bonario ma anche severo di Hoffman, scorre il tentativo di lasciar comporre al filo della memoria il racconto di enigmi che conducono a tante porte e corridoi, quelli della mente che corrispondono al serbatoio di citazioni e riferimenti letterari che Carrisi profonde lungo il racconto, in cui il compito di dipanare il bandolo della matassa tra i labirinti è lasciato in definitiva allo spettatore.
Per chi non può resistere a Toni Servillo a fianco di Dustin Hoffman






Lascia un commento