Grande successo per la settima edizione del Festival Adelio Ferrero Cinema e Critica di Alessandria, conclusosi il 9 ottobre scorso.
In una veste ibrida dove si sono alternati eventi in presenza e dirette facebook, sotto l’impeccabile direzione artistica di Roberto Lasagna e di Giorgio Simonelli, il festival ha esordito il 2 ottobre con un incontro dal titolo Il viaggio nella cultura di Giulietta e Federico, in occasione del centenario dalla nascita di Giulietta Masina. All’evento ha preso parte la giornalista Francesca Fabbri Fellini, nipote di Federico Fellini in quanto figlia di sua sorella Maria Maddalena, unica erede a gestire il patrimonio artistico lasciato dallo “zio Chicco”. Nel corso della serata è stato proiettato il cortometraggio La Fellinette, realizzato da Francesca e presentato in anteprima l’anno scorso alla Festa del Cinema di Roma: una favola ambientata sulla spiaggia di Rimini nel giorno 20 gennaio 2020, a cento anni dalla nascita del maestro, che ha per protagonista una bambina disegnata a matita dallo stesso Fellini nel 1971. Gli altri appuntamenti in presenza hanno visto protagonisti Monsignor Dario Edoardo Viganò autore del libro Lo sguardo: porta del cuore. Il neorealismo tra memoria e attualità pubblicato da Effatà Edizioni, Anna Maria Lorusso curatrice del volume La filosofia di Umberto Eco con la sua Autobiografia Intellettuale edito da La Nave di Teseo, il regista Aurelio Grimaldi che ha scritto e diretto il film Il delitto Mattarella (2020) e il compositore Marco Werba che ne ha firmato le musiche. Franco Piersanti, invece, ha animato la serata conclusiva del festival, al Cinema Teatro Alessandrino di via Verdi, ripercorrendo la propria carriera di compositore e le più importanti collaborazioni musicali per il cinema e la televisione: dai film di Nanni Moretti (tra cui anche l’ultimo, Tre piani) alla serie Tv Il commissario Montalbano, passando per una lunga filmografia che include tra l’altro Il ladro di bambini (1992) e Lamerica (1994) diretti da Gianni Amelio e Il più bel giorno della mia vita di Cristina Comencini (2002).

Tra gli appuntamenti on line, oltre a un’introduzione al cinema di Paul Verhoeven (è recentemente uscito per le Edizioni Falsopiano un libro dedicato al regista olandese, a cura di Antonio Pettierre e Fabio Zanello) e a un omaggio alla storica rivista «Filmcritica» fondata a Roma nel 1950 da Edoardo Bruno, particolarmente emozionante è stato il ricordo del giornalista e scrittore Guido Gerosa (1933 – 1999), che ha visto presenti i figli Mario e Alberto, curatori di un doppio volume di imminente uscita con Falsopiano: Rincorsa alle ombre. Scritti di cinema. Il primo, che sarà disponibile da dicembre, raccoglie una parte degli scritti giovanili del padre, datati tra il 1949 e il 1953, non commissionati ma concepiti in via del tutto autonoma per dare libero sfogo a una precoce passione per il cinema iniziata fin dall’adolescenza e che ha accompagnato e scandito i momenti cruciali della sua vita. Il secondo volume, che sarà distribuito nella primavera del 2022, raccoglie invece saggi e articoli pubblicati da Guido Gerosa negli anni successivi su prestigiose riviste come «Cinema», «Bianco e Nero», «Schermi», «La Rassegna del Film».
Fiumano di nascita, Gerosa è stato collaboratore del giornale «La Notte», corrispondente americano e poi direttore di «Epoca», vicedirettore de «Il Giorno» e ha lavorato anche per il settimanale «L’Europeo». Ha raccontato con rigore la politica, le guerre, i fenomeni di costume, la storia (è stato autore di molti saggi e di biografie, come quelle di Carlo V, Luigi XIV, Napoleone Bonaparte, Benito Mussolini) e, pur avendo scelto di non intraprendere stabilmente la professione di critico cinematografico, non ha mai abbandonato la sua grande passione. Come hanno sottolineato i figli, la sua era una visione a 360 gradi che abbracciava tutto il grande cinema, non solo quello dei maestri più celebrati: dal western Ombre rosse di John Ford (1939) al film di guerra Bengasi di Augusto Genina (1942) realizzato negli ultimi anni del regime fascista – due pellicole che lo avevano segnato in maniera particolare – , dal neorealismo al genere noir. Una visione che non lasciava in disparte nulla, dunque, e che emerge chiaramente dagli scritti raccolti per Falsopiano: così come emergono anche una scrittura priva di fastidiose altezzosità, che sembra dialogare amabilmente con lo spettatore e con il film stesso, e particolari finezze (pensiamo agli interessanti parallelismi tra inquadrature filmiche e storia dell’arte) che sono un’ulteriore dimostrazione dello spessore intellettuale di un personaggio necessariamente da riscoprire.







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