Regia: Cosimo Terlizzi; drammatico, Italia 2018
Interpreti: Luigi Catani, Andrea Arcangeli, Martina Catalfamo, Angela Curri, Matthieu Dessertine, Fausto Morciano, Carla De Girolamo
Lunedì 12 dicembre, ore 21.15, Rai 5, canale 23; durata: 90′

Martino (Luigi Catani) è un ragazzo di 17 anni che vive in un casolare della campagna pugliese popolato da pecore, galline e anche lavatrici dismesse dalle quali suo padre, Nicola (Fausto Morciano), ricava il ferro per poi rivenderlo. Nicola vive di espedienti e, nella percezione della moglie Anna (Carla De Girolamo), porta a casa solo rottami e miseria. L’unica proprietà di valore è un ulivo secolare solidamente piantato al centro del cortile, su cui però incombe la doppia minaccia dell’epidemia di origine batterica che ha colpito gli uliveti pugliesi e della brama di denaro dello stesso Nicola. Anche Martino vorrebbe vendere l’ulivo per potersi permettere gli studi universitari a Bari, città dove il ragazzo si reca, insieme all’amica Valentina (Angela Curri), ogni volta che ne ha l’occasione. E un giorno, mentre assistono a una lezione d’arte in cui si parla delle divinità greche e della attrazione fra terra e luna, Martino e Valentina si imbattono in Laura (Martina Catalfamo), una studentessa della Bari bene che li introduce in un mondo parallelo fatto di giovani intellettuali, musica, terrazze condominiali e cosmopolitismo.
Prodotto dalla Buena Onda di Riccardo Scamarcio, Valeria Golino e Viola Prestieri, in collaborazione con Rai Cinema, Dei è un film che parla del bisogno di evasione verso le attrattive della grande città con la ricerca affannosa di un futuro esaltante, ma anche dell’imprescindibile legame con le proprie radici e con la propria terra, ostile e incantata allo stesso tempo. Come ha spiegato il regista Cosimo Terlizzi, qui al suo debutto nel lungometraggio di finzione, questo aspetto dicotomico presenta riferimenti autobiografici:
“La domanda che mi sono posto è stata «bisogna rinunciare alla terra per emanciparsi?». La terra intesa come quell’elemento primordiale e vitale che ci inquieta da sempre. Io ho dovuto lasciare la terra (la casa dei miei in campagna) per seguire la mia strada, la strada degli studi e di quello che ritenevo il mio modo di emanciparmi. Tutta l’umanità sembra destinata a lasciare la terra, e a rintanarsi in grandi città magari sospese nel vuoto o in altri pianeti come Marte. Una fuga cominciata da sempre. C’è una disonestà e una viltà innata verso la terra. E poi mi rendo conto che in fondo si tratta di tradire una madre, con un corpo diverso e immenso e che il piccolo uomo capriccioso non sopporta più perché da sempre viziato o privato di ciò che vorrebbe avere” (www.cultframe.com).







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