Alla sua uscita, nel 1961, Gli spostati (The Misfits) riscosse un successo discreto, soprattutto di critica, ma fu definito un film, forse perchè sceneggiato da Arthur Miller, uno dei più impegnati intellettuali americani del tempo, appesantito da un certo intellettualismo concettuale.
Il realtà il lavoro del grande e prolifico John Huston, di una sensibilità modernissima, dimostra oggi di aver solo precorso i tempi. Dotato di un fascino decadente e crepuscolare, l’ultima interpretazione di Marilyn Monroe nonchè l’ultima di Clark Gable, che morì pochi giorni dalla fine delle riprese, narra l’incontro di gruppo di disadattati, cioè uomini e donne che non scendono a compromessi con la vita, e ricercano, ognuno a modo proprio, verità e libertà.

Il regista compie un’operazione inedita per quel tempo e sovrappone la vita degli attori a quella dei loro personaggi, tanto che si può quasi parlare di meta-cinema. I riferimenti sono molto espliciti, con tanto di fotografie della diva e questa messa a nudo rappresenta quella verità, oltre le apparenze, che Huston vuole ottenere.
Marilyn interpreta l’ex attrice di varietà Rosalyn, dentro a una sceneggiatura di Miller (la diva e l’intellettuale erano sposati) che la descrive nel modo in cui lui la vede, al tramonto del loro matrimonio: ipersensibile, ingenua, altruista.
La bellissima bionda, divorziata da poco, insieme ad un’amica di fortuna, Isabelle, si allontana dalla città alla ricerca di pace e conosce due uomini: Gay (Clark Gable), un cow boy anche lui divorziato, e Guido (Eli Wallach) meccanico aviatore. Entrambi si invaghiscono di lei, ma Rosalyn inizia a provare un sentimento nei confronti di Gay, attratto dalla gioia di vivere, dalla spontaneità e dalla profonda umanità della ragazza. Al contempo fa amicizia anche con Perce (Montgomery Clift), un altro cow boy, un giovane sprezzante del pericolo e dal fascino fanciullesco. Al telefono con la madre, Perce le dice che l’operazione al volto che ha appena subito è andata bene. Nella realtà veramente l’attore era stato costretto a vari interventi di chirurgia plastica a causa di un incidente con la macchina che gli aveva quasi del tutto distrutto i lineamenti perfetti di un tempo, e la carriera.

Spiritato, sempre a un passo dalla morte, anche Perce subisce il fascino della donna, la quale non avrebbe che da scegliere tra i tre disperati, ma resta legata a Gay, anche quando, complice la doppiezza dell’amico aviatore, scopre aspetti cinici dell’uomo e il suo vero lavoro, che non è quello di catturare cavalli selvaggi per regalarli ai bambini o per i rodeo, ma sterminarli solo per farne carne in scatola per animali.
Ognuno di loro, dei misfits, degli spostati, sta solo cercando il modo di vivere più giusto e coerente, in una società che di giusto, onesto e coerente ha solo l’apparenza. I cowboy, gli ultimi uomini veri, come li definisce Isabelle, vorrebbero non avere padroni e campare solo della loro forza e del loro coraggio, in una natura selvaggia che di selvaggio ormai ha solo l’animo umano.
I cavalli allo stato brado che gli uomini catturano infatti, le cui apparizioni sono il cuore pulsante del film, rappresentano non solo la bellezza spontanea di Rosalyn, ma l’idealizzazione di un modo di vivere libero, onesto, in armonia col creato. Ma nella vita bene e male non sono quasi mai del tutto divisi, e scelte che sembrano giuste, col tempo, diventano sbagliate. Lo sanno bene Isabelle e Rosalyn, divorziate, l’una perchè non corrisponde ai canoni e alle leggi della moglie perfetta – non è bella, pessima e distratta nelle cure domestiche – l’altra, Rosalyn, femminile e luminosa, è incapace di tollerare la mancanza d’amore, il compromesso, l’ipocrisia che spesso è nascosta nel matrimonio. Sostanzialmente, per la società, sono entrambe pazze. L’amore che Rosalyn ricerca è quello totale che non ha potuto avere da bambina, e il riferimento a un padre assente è ancora una volta autobiografico. La sua bontà e dolcezza non bastano a salvarla da un mondo ipocrita che distrugge i più deboli e gli innocenti, per autoalimentarsi.

Gli Spostati esprime “angoscia, solitudine, instabilità, desiderio, disillusione, paura della vita… “l’andare alla ricerca perenne di un altrove che non esiste” (Marcello Antonelli)
Ma in questo mondo sul quale domina l’ombra della morte, il film di Huston è un intenso appello alla solidarietà, all’amicizia, alla comprensione e all’amore tra gli uomini. Non sappiamo se il finale del film sia stata una scelta imposta dalla produzione ma di certo ascoltare il cow boy Gable, uomo che, nonostante alcool, fallimenti e disperazione, ragiona, non vuole perdere quest’ultima occasione di felicità e sceglie di restare accanto alla fragile Rosalyn, per amore, ci lascia con un filo di illusoria ma dolce speranza.
Curiosità
La struggente colonna sonora del film è opera di Alex North, che fu, all’epoca, un disco di enorme successo, e anche il bianco e nero del direttore della fotografia Russell Metty, si rivela una scelta felice.
Durante le riprese, Marilyn Monroe arrivava regolarmente sul set col alcune ore di ritardo, suscitando il disappunto di tutto il cast, in particolare di Clark Gable. L’attore affermò che questo atteggiamento della diva gli aveva quasi provocato un infarto, avvenimento che tristemente si realizzò davvero alla fine del film. Gable era felice di aver avuto finalmente, a fine carriera, un ruolo in cui poteva davvero recitare, e dà tutto se stesso in questo film. Lo stesso si può dire della Monroe, che stava molto male durante le riprese, in piena crisi matrimoniale con lo sceneggiatore, il marito Miller, sempre presente sul set. La meravigliosa attrice fu anche ricoverata in ospedale per due settimane. Al suo ritorno il regista dovette sfumare i suoi primi piani per nascondere il volto segnato dalla sofferenza e dagli antidepressivi. Huston ebbe parole affettuose per Marilyn, anni dopo, ricordando la sua intensa interpretazione, che era stata un vero lavoro di scavo interiore e nella quale aveva portato alla luce aspetti profondi e sconosciuti della sua personalità.
Per Gable e per la Monroe questa fu l’ultima interpretazione della vita e anche la carriera del malinconico Clift si interromperà di lì a pochi anni.







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