Negli ultimi giorni è esploso il fenomeno Squid Game che ha fatto impazzire il Mondo intero. Anche chi non ha ancora guardato la serie ne ha sentito parlare e avrà visto sicuramente video virali su ogni tipo di piattaforma social.
Dopo 3 anni dalla prima, Netflix il 26 dicembre 2024 ha rilasciato i 7 episodi di questa nuova stagione che ha letteralmente incantato i fan e non solo. Tutti pensavano che la fama che ha seguito la prima fosse dovuta alla pandemia e al tipo di uso massivo che si faceva delle piattaforme di streaming, neanche i produttori e il cast immaginavano un tale apprezzamento a livello mondiale come quello che in questi giorni sta impazzando nel web.

Un cast eccezionale capace di farci affezionare anche ai personaggi più subdoli e cattivi, i colori vivaci e intensi che riportano la mente dello spettatore ai ricordi della sua infanzia in netto contrasto con l’estrema violenza che viene rappresentata all’interno del gioco e infine l’originalità della trama, rendono questa serie, semplicemente unica e indimenticabile.
Recentemente il cinema Orientale si sta facendo largo nel cuore degli occidentali e sempre più persone si appassionano ai K-Drama che aprono una finestra sullo stile di vita Coreano, Giapponese e Cinese e ci mostrano un mondo che conosciamo ancora troppo poco ma che ci ha sempre affascinato molto.

Con Squid Game entriamo nella vera vita dei coreani più poveri e disperati, che hanno milioni di debiti con banche e strozzini e che, non avendo più nulla da perdere, sono disposti a tutto pur di risollevare la propria sorte, anche vendere i propri organi o cedere per contratto tutti i diritti sul proprio corpo. Quello che fanno gli ideatori del gioco, non è altro che offrire un’ultima possibilità di rivincita a queste persone disperate, comprando così il loro libero arbitrio.
Un carismatico reclutatore si reca alle fermate della metro e offre loro un piccolo assaggio di ciò che potrebbero avere se decidessero di partecipare. Semplici giochi che i coreani fanno da quando sono bambini, con molti soldi in palio se si vince anche solo una partita. Ogni anno recluta in questo modo 456 anime disperate che sono convinte di poter avere indietro la propria vita una volta usciti dal gioco, ignari di quelle che saranno le regole di partecipazione.

Cinque giochi infantili, poche semplici regole, un solo vincitore, chi perde ad ogni gioco viene eliminato. Letteralmente. Il vincitore si porta a casa 45.600.000.000 di Won.
Nella prima stagione si inizia a conoscere il meccanismo del gioco, chi lo ha ideato e organizzato, chi lo finanzia e chi ne muove i fili come un burattinaio. Tra colpi di scena e lacrime per la perdita dei giocatori a cui, inevitabilmente, ci eravamo affezionati, vediamo Seong Gi-hun (Lee Jung-Jae) superare ogni prova e vincere il premio finale con non poca difficoltà. Proprio mentre sta salendo sull’aereo per raggiungere la figlia in America però vede il reclutatore, capisce che il gioco continua e che altre 455 persone perderanno la vita con l’inganno il prossimo anno, decide così di restare e cercare in tutti i modi di fermare questa follia.

La seconda stagione si apre quindi con un nuovo Seong Gi-hun, non più sorridente e positivo ma serio e traumatizzato da ciò che ha passato. Considera la sua vincita un denaro sporco e non lo sente suo, decide quindi di ripagare solo i suoi debiti e utilizzare il resto per assumere quanti più uomini possibile per trovare il reclutatore e utilizzarlo come mezzo per arrivare agli ideatori del gioco e interrompere queste atrocità. Finalmente si incontrano e in una sfida alla roulette russa in cui assistiamo ad una delle migliori performance di Gong Yoo, mettono a nudo la loro anima e le loro angosce.

Seong Gi-hun riesce a mettersi finalmente in contatto con il frontman e capisce che l’unico modo per cercare di fermare la giostra è tornare dentro e cercare di convincere i giocatori a non partecipare, dato che, alla fine di ogni gioco, è permesso loro votare per decidere se uscire o continuare a giocare se la maggioranza vota per restare.
Non riuscirà nell’intento ovviamente. Quando persone disperate vedono come sia facile vincere giocando a semplici giochi da bambini, non vogliono fermarsi neanche dopo aver visto tutta la brutalità che ogni partita porta con sé. I giochi proseguono e si arriva a un’eclatante epilogo alla settima puntata che lascia tutti a bocca aperta, in attesa della terza stagione che arriverà a giugno.

In questi 7 episodi, mentre i giocatori sono più o meno simili ai precedenti, divisi tra persone terrorizzate, persone tenaci e persone stupide ed arroganti, si ha modo di conoscere meglio i soldati e la loro gerarchia, si può vedere quanto anche loro siano persone disperate con nulla da perdere e si assiste inoltre e a un’interruzione fuori programma che lascia il gioco a metà e lo spettatore con più domande che risposte.
Come ci spiegano nel dietro le quinte della serie Gong Yoo e Lee Byung – hun (il Frontman) si è voluto anche mostrare meglio l’uomo dietro queste importanti figure senza le quali il gioco non potrebbe esistere.
Il primo è un psicopatico dipendente dal gioco d’azzardo, che ha iniziato come semplice soldato e ha fatto carriera avendo dimostrato di avere la giusta dose di carisma necessario per reclutare centinaia di giocatori ogni anno. Col tempo è diventato totalmente insensibile ed è finito per farsi fagocitare dal suo stesso gioco.
Il Frontman invece, approfondisce dal suo punto di vista, la storia che abbiamo avuto modo di conoscere attraverso il fratellastro nella prima stagione. Compare come doppiogiochista ma sembra solo divertirsi in prima linea, manipola la mente dei giocatori più deboli e non spiega le motivazioni che lo hanno spinto a far proseguire queste atrocità per tanti anni passando da vincitore ad organizzatore.

Squid Game mantiene alta, così come ha fatto nella prima stagione, la forte critica al capitalismo e alla grande disuguaglianza economica che è il perno di tutta storia ed è ben spiegata nel dialogo tra il protagonista e il reclutatore, e dalla cruda scena della scelta tra il Pane e la Lotteria nella prima puntata.
Questa seconda stagione quindi sembra solo un intermezzo tra la prima e la terza, alla fine non aggiunge nulla di nuovo e lascia troppe storie secondarie in sospeso. Forse si poteva aggiungere un paio di episodi e concluderla qui senza spezzare il racconto, e allungare il brodo fino a giugno quando, si spera, ogni tassello tornerà al suo posto e ogni motivazione verrà svelata e contestualizzata.
Nonostante questo però è una visione che vale la pena dalla prima all’ultima puntata. L’intrattenimento è assicurato e gli episodi sono così coinvolgenti che sarà difficile interrompere la visione.
Nessuno si aspettava tutto questo apprezzamento e forse lo spezzare la storia in due parti serviva a farci affezionare di più ai personaggi in attesa della conclusione, dato che la terza stagione sarà anche l’ultima.
Sembra difficile quindi appassionarsi così tanto a una serie che mostra tanta brutalità e violenza, eppure sia i protagonisti che la storia in sé, entrano nel cuore e nella testa dello spettatore e non ne escono più così come la canzoncina del carosello del terzo gioco.






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