Zach Cregger, dopo il convincente Barbarian, del 2022, ben fornito di un background comico, continua a dare prova delle sue ottime capacità di narrare e mettere in scena fiabe terrificanti e a tinte molto fosche.
La protagonista (Julia Garner) è una imperfetta maestra delle scuole elementari, che si ritrova ad affrontare l’improvvisa e quasi totale scomparsa dei bambini della sua classe, avvenuta in una notte, nonché l’ira e il sospetto dei loro genitori. In particolare Josh Brolin è un padre che prende in mano la situazione e non si arrende alla fatalità.
La stordita provincia americana, tra un bicchiere di troppo e una certa insoddisfazione familiare, non sembra pronta ad affrontare questa nuova minaccia che arriva da dove non ce lo saremmo mai aspettati, facendo entrare dalla porta di casa le più ancestrali paure del folklore popolare e le credenze delle fiabe che hanno sempre spaventato i bambini di tutto il mondo. E lo fa spietatamente, senza mezzi termini, con crudezza, ironia e accurata conoscenza della materia.

Totale invenzione? No. Secondo una statistica, ogni 40 secondi negli Stati Uniti un bambino scompare o viene rapito, e il regista, nello scrivere la storia, ha attinto a dolorosi ricordi personali.
Weapons cattura l’attenzione per tutta la prima parte del film, disseminando indizi alla Stranger Thinghs e facendo temere un’inconcludenza che la seconda parte dell’opera smentisce in pieno, congiungendo ogni puntino del dramma fino a disegnare una figura terrificante ed inquietante come poche, quella incarnata da Amy Marie Madigan.
Non vogliamo e non possiamo rivelare di più perché rovineremmo il piacere della visione.

Julia Garner è ormai la nuova scream queen, aggiornata a standard che non sono quelli della bellezza mozzafiato e del corpo ostentato, ma di una apparente fragilità, una ragazza della porta accanto che, dispetto dell’aria dimessa e dello sguardo schivo, incontra e gestisce licantropi, maniaci, streghe centenarie e bizzarri mostri Marvel.
Weapons è un film horror che merita la visione, colpisce ed affonda lo spettatore più smaliziato e delizia l’amante del folk horror, dimostrando come la creatività non nasca necessariamente da una originalità tematica, ma dalla capacità di scrittura, dalla cultura, dalla conoscenza e da quella che, si avverte come un’autentica ispirazione.






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