Marche ou crève (Head Above Water) è il primo lungometraggio della francese Margaux Bonhomme, ma non la prima opera in cui la regista affronta con sguardo intenso e privo di sentimentalismi il tema della disabilità. Vi si era già cimentata nel 2011 con il cortometraggio documentario Bel Canto, ed ora lì ritorna per metterci faccia a faccia con una dolorosa vicenda familiare, che vede al centro della storia un’adolescente, Elisa, lacerata e divisa tra l’amore per la sorella Manon, portatrice di un pesante handicap fisico e mentale, e il naturale desiderio di seguire la propria voglia di libertà e di vita.
Il film segue con sguardo asciutto le difficoltà di Manon, indagando intimamente la fragilità del personaggio e la sua capacità di amare che non è stata lesa, dichiarando a chiare lettere che l’emotività e l’affettività rimangono indenni nonostante la compromissione di altre facoltà. Ed è per questo che il dilemma che debbono attraversare tutti i familiari di persone disabili si infrange sempre contro lo scoglio di una scelta. Sacrificare la propria vita in nome dell’amore o affidare la persona alle cure di altri, sopportando il dolore di un’amputazione quasi fisica?

Il legame potente e assoluto che unisce Elisa e il padre François a Manon è fatto anche di momenti di gioia, dove la dedizione totale è ripagata dall’allegria e dall’entusiasmo dell’adolescente disabile, ma il contraltare di questi brevi attimi è difficile e spesso straziante. Elisa crede di potercela fare e condivide la scelta altruista fino al masochismo del padre, trascorrendo con lui e la sorella una lunga estate nella casa di famiglia del Vercors, nel Sudovest della Francia, ma la madre ha già dato forfait, e il compito appare sempre più arduo.
“Ho scelto di raccontare questa storia – spiega la regista – da un punto di vista unico, quello di Elisa, e di attraversare il suo rapporto con il mondo, il suo conflitto di lealtà con il padre, la sua progressiva presa di coscienza di una situazione che diventa via via più insostenibile. Ho voluto che la sua relazione con Manon fosse a tratti dolce e violenta, piena di vita e mortifera. Ho anche voluto che la sua relazione con il padre fosse immediatamente complice e solidale. Elisa sta al fianco di François contro sua madre, è il soldatino di suo padre e lì trova un posto che ha sempre fatto fatica a conquistare”.
Non è certo un film facile questo Marche ou crève, ma la regia procede senza alcuna debolezza o caduta in toni patetici. La dignità di ogni personaggio è salvaguardata con fierezza e la ripetitività delle scene quotidiane con Manon ci fa capire il senso di impotenza e di rabbia che accompagnano la protagonista e che poco a poco divengono uno stato d’animo insostenibile. Per un attimo, in una bellissima scena in cui la sorella disabile sta per annegare in un lago, Elisa pensa addirittura di lasciarla morire. Ma è solo un lungo, terribile istante.
Magistralmente recitato dai tre protagonisti, da Diane Rouxel che ben incarna l’energia aggressiva del personaggio di Elisa, dal carismatico Cédric Kahn, ma soprattutto da una incredibile Jeanne Cohendy, Marche ou Crève è un’opera coraggiosa che affronta di petto il tema della disabilità con grande accuratezza, senza mai indugiare in trappole melodrammatiche, anzi, riuscendo a essere tenera ma con rigore. Accompagnando la protagonista nel passaggio verso la maturità il film usa con intelligenza l’ambienzazione della campagna di Vercors per portare una difficile storia di vita raccontata con empatia. Nonostante alcune brevi accelerazioni narrative, il film lascia il segno.
Regia:Margaux Bonhomme
Francia 2018
Genere: Drammatico (85′)
Cast: Diane Rouxel, Jeanne Cohendy, Cédric Kahn






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