Non possiamo essere certi che il regista canadese Sébastien Pilote abbia pensato a Pier Paolo Pasolini quando elaborava il soggetto di La disparition des lucioles, in concorso al Torino Film Festival 36. Rimane il fatto che è impossibile non andare subito con la mente al famoso articolo omonimo dello scrittore italiano. Se si pensa poi all’influenza che Pasolini ebbe anche sulla cultura francese e all’importanza che riveste lo sfondo sociale nel film, il dubbio che qualche eco della riflessione politica in questione possa essere arrivata anche in Quebec non è improbabile.
In questo caso la sparizione delle lucciole, metafora poetica che rimanda non solo a una situazione politica di disfacimento ma anche alla deriva culturale inghiottita dai media di massa, ben si adatta alla vicenda di Léonie. La protagonista adolescente del film canadese è una diciassettenne che detesta il patrigno speaker in una radio populista, che ha contribuito con le sue filippiche retoriche e reazionarie all’allontanmento del padre della ragazza, ex rappresentante sindacale di una fabbrica ora chiusa.

Léonie vive con stridore la contrapposizione generazionale, si definisce “dagli occhi di serpente” ed è pervasa da un odio profondo verso tutto e tutti. Ogni cosa è insopportabile, dal tedio insostenibile della provincia canadese ai discorsi dei coetanei. E neppure la violenza la intimorisce, tanta è la rabbia che ha dentro: distruggerà a colpi di mazza da baseball l’automobile del patrigno, reo di aver cercato un riavvicinamento improponibile.
Il punto centrale del film si presenta attraverso il tenero incontro con con il chitarrista Steve, ormai rassegnato alla routine della vita di provincia. Due mondi diversissimi, quelli dell’inquieta Léonie e del rassegnato Steve, che si toccano grazie alle lezioni di chitarra che quest’ultimo offrirà alla ragazza. Ed è proprio la musica a farla da padrone in quest’ultimo film di Pilote, la musica che straripa di citazioni del cinema francese e che rimanda alla tenera malinconia di Jacques Demy. I momenti di leggerenza non mancano in questo racconto di formazione, e la luminosa ambientazione canadese contribuisce a creare un’atmosfera forse davvero un po’ tediosa ma sicuramente rasserenante, lontana da ogni tono di tragedia.

Per Sébastien Pilote questa è la terza volta al Torino Film Festival. Il suo primo lungometraggio, Le vendeur (2011) proprio a Torino aveva vinto il premio Fipresci. Successo e premio replicati nel 2014 con Le démantèlement. Ottimo il cast di questo ultimo film in cui spicca la brava e agguerritaKarelle Tremblay nei panni di Léonie.
La musica, dicevamo, gioca un ruolo fondamentale nel film, che, come ha avuto modi di dichiarare il regista stesso potrebbe assomigliare a “un graphic novel o una canzone… Fin dall’inizio mi dicevo che doveva ricordare una canzone pop: una piccola canzone con una melodia veloce, che fugge nel momento in cui appare, disturbante e mutevole”. Forse “veloce” non è l’aggettivo più appropriato da attribuire a questo film, ma non è detto che sia un difetto…
Regia: Sébastien Pilote
Genere: (Commedia-Drammatico)
Canada 2018 (96′)
Cast: Karelle Tremblay, Pierre-Luc Brillant, François Papineau, Luc Picard
Produzione: Corporation Acpav






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