Tre titoli da non perdere, questo fine settimana, presentati dal critico cinematografico Roberto Lasagna. Dalla pellicola del momento, La Paranza dei Bambini, appena presentata con successo al Festival del Cinema di Berlino, alla storia d’amore nella Germania dell’Est Un Valzer tra gli Scaffali, fino all’originale Ognuno ha diritto ad amare – Touch Me Not, una ricerca sull’intimità a metà strada tra videoarte ed esplorazione della psiche.
Un Valzer tra gli Scaffali

Genere: Drammatico. Paese: Germania. Regia: Thomas Stuberm. Interpreti: Franz Rogowski e Sandra Hüller. Durata: 125 min.
Il film di Thomas Stuber è un lavoro di dettagli, di sentimenti che nascono nel supermercato in cui lavora Christian, nuovo dipendente alla scoperta di un mondo di infinite corsie, dove è impiegata anche Marion, responsabile del reparto dolci, di cui il neo-assunto si innamora e patisce la sua assenza per congedo: crolla in una depressione che rischia di farlo precipitare nel passato. Non basta Bruno, il collega del dipartimento bevande che lo prende subito sotto la sua protezione, a tutelare Christian dalla passione per la donna che in realtà è sposata. Lei è Sandra Hüller, manager stressata e figlia del protagonista in Vi presento Toni Erdmann, lui è Franz Rogowski; insieme, funzionano da campo e controcampo della regia cadenzata di Stuber, che trae il suo film da un racconto di Clemens Meyer in un ritratto della Germania dell’Est in cui la vita ripetitiva dei lavoratori è mossa dai sentimenti che nascono tra gli scaffali. Nel resoconto abitudinario delle giornate, che scorrono indistintamente una dopo l’altra, si dipana la vita della provincia tedesca, dove i sussulti dell’anima scardinano l’ordine della quotidianità e una storia d’amore può nascere tra silenzi, sguardi e sorrisi, mentre il realismo coniugato con il Danubio Blu può diventare motivo magico in grado di far sospirare il microcosmo dei lavoratori. Il buio è la nota dominante di un film in cui l’ordine dei corridoi e le passeggiate tra le pareti di merci non nascondono le rughe e le ombre sui volti dei personaggi; poesia del quotidiano che scardina il grigiore della provincia.
Per chi è in cerca della magia nel quotidiano.
La Paranza dei Bambini

Genere: Drammatico. Paese: Italia. Regia: Claudio Giovannesi. Interpreti: Francesco Di Napoli, Artem Tkachuk, Alfredo Turitto, Viviana Aprea. Durata: 111’.
Co-sceneggiato da Roberto Saviano, il film è dedicato a quei ragazzini la cui innocenza è compromessa dai modelli negativi che li circondano. Un contesto in cui regna la fassbinderiana “legge del più forte”, portato in scena da Claudio Giovannesi la cui filmografia presenta film partecipativi e appassionati. Toni che risaltano anche in Francesco Di Napoli, pasticcere convinto delle proprie posizioni. Qui non sono le tipizzazioni scontate ma i tratti psicologici veritieri ad interessare, ad esempio nel personaggio di Nicola, che ha assistito alla violenza della richiesta del pizzo a sua madre e mentre si trova oggi a sua volta a doverlo esigere, pensa di poterlo eliminare nelle aree che ritiene di poter controllare. Quello di Giovannesi e Saviano non è unicamente un gesto d’accusa contro lo sperpero del capitale umano, ma un film alla ricerca di quelle tracce di cultura la cui assenza può significare motorini che sfrecciano e pallottole che volano, il trionfo della falsa coscienza come l’atteggiamento del protagonista che, attraverso il possesso illegale delle armi, sogna di poter ripristinare la giustizia e la legalità nel mondo. Si continua a sognare goffamente anche in un mondo così violento, come Nicola e Letizia che sul palco del San Carlo continuano a vagheggiare il concerto neomelodico da loro prediletto.
Per chi si indigna con Saviano
Ognuno ha Diritto ad Amare – Touch Me Not

Genere; Drammatico. Paese: Romania, Germania, Repubblica Ceca, Bulgaria, Francia Regia: Adina Pintilie. Interpreti: Laura Benson e Tómas Lemarquis.. Durata: 125’.
Dieci anni di work in progress sono serviti ad Adina Pintilie per raccontare, come in un esperimento di laboratorio, una ricerca sull’intimità che rappresenta un caso di film premiato al festival di Berlino con l’Orso d’oro e al contempo un film dileggiato dalla critica, specialmente in Italia. Diviso tra videoarte, documentarismo sperimentale e finzione, il film utilizza tre personaggi – Laura, Tòmas e Christian – per un percorso sul contatto del corpo e l’ossessione di guardare. Come davanti a una videoinstallazione, i personaggi portano se stessi in scena mentre la macchina da presa, con la regista in campo, è la protagonista di una realtà che sembra inesauribile: quella dell’autoriflessione a cui è sollecitato chi guarda, invitato ad approfondire la propria conoscenza sulla natura umana e sulla sessualità attraverso il confronto e lo svelamento di persone che si spogliano e mostrano il loro disagio. Laura non sopporta di essere toccata. Christian è un disabile che parla con disinvoltura dei suoi desideri in campo sessuale. Entrambi partecipano a un workshop in cui i convenuti si mostrano vulnerabili e accettano di condividere le proprie sensazioni. Impervio sul piano stilistico, il film poggia sulla personalizzazione dello scambio umano, e osa tempi di persistenza della macchina da presa sui corpi che sfiorano l’ostentazione. Film sulla ricerca dell’altro da assimilare anche attraverso il lavoro con le immagini, opera un intellettualistico e poco empatico lavoro sul superamento della distanza e l’accettazione di sé. Dice a questo proposito la regista: “I personaggi del film non sono solo belli, ma affascinanti da tanti punti di vista. Siamo educati a un certo tipo di bellezza, che l’intimità debba essere di un certo tipo, che la sessualità debba funzionare in un certo modo, ma il film mette in discussione tutto questo. Non dice che una cosa sia meglio di un’altra, non offre nessuna soluzione o definizione, ma apre nuove prospettive al riguardo”.
Per chi ama gli ambienti asettici e la macchina da presa curiosa






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