Travelogue, destinazione Italia – Mary Shelley
Regia: Dario Marani; documentario, 2018
Ore 22.10, Rai Storia, canale 54, durata 50′
Mary Wollstonecraft Godwin Shelley è universalmente nota per aver scritto Frankenstein (o il Moderno Prometeo), il celebre romanzo gotico pubblicato per la prima volta nel 1818 e che secondo la leggenda nacque in seguito a una scommessa avanzata dal poeta George G. Byron nell’estate del 1816. Infatti, sembra che durante un soggiorno sul lago di Ginevra in compagnia di Mary, di suo marito il poeta Percy Bysshe Shelley e del medico e letterato John William Polidori, Byron avesse lanciato una sfida: ognuno di loro avrebbe dovuto scrivere il racconto più spaventoso.
In pochi, invece, conoscono il forte legame che è esistito tra la scrittrice inglese e l’Italia. Partendo dal Cimitero Acattolico di Roma, dove sono sepolti un figlio, il marito e alcuni amici intimi di Mary Shelley, in questo documentario proposto da Rai Storia Tobias Jones segue le tracce del viaggio della scrittrice attraverso l’Italia fino ad arrivare a Genova e sulla costa tra la Liguria e la Toscana, tappa ultima di un tour finito tragicamente nel 1822 con la morte di Percy B. Shelley in mare, mentre cercava di raggiungere con la sua barca il Golfo dei Poeti.

Nata a Londra nel 1797, figlia della scrittrice e filosofa Mary Wollstonecraft, pioniera del pensiero femminista morta di setticemia poco dopo il parto, e del pubblicista filosofo e romanziere William Godwin, in giovanissima età Mary dimostrò un’indole avventurosa ed emancipata fuggendo, a soli sedici anni, con il poeta Shelley, dal quale avrebbe preso il nome di famiglia sposandolo nel 1816. Con lui intraprese un affascinante viaggio di iniziazione alla vita, che come abbiamo visto si interruppe nel 1822 con la morte del poeta, annegato in mare al largo di Viareggio. Furono otto anni intensi, che videro la tanto discussa coppia viaggiare tra Inghilterra, Svizzera e Italia, attirando i commenti sprezzanti di una società ipocrita e benpensante che condannava la storia d’amore sincera fra la figlia sedicenne di un famoso scrittore, e scrittrice a sua volta, e un giovanotto già sposato e padre di due figli. Nel loro romantico percorso, i due amanti si trovarono ad affrontare un muro di intolleranza e, come se non bastasse, nel 1816 due tragici eventi alimentarono ulteriormente i giudizi moralistici sulla coppia. In ottobre la sorellastra più grande di Mary, Fanny, si uccise e voci maligne attribuirono il motivo di questo gesto al fatto che la donna fosse perdutamente innamorata di Shelley e dunque gelosa della sorella. Dopo circa un mese venne ritrovato il cadavere della moglie di Shelley, Harriet Westbrook, anch’ella suicida perché distrutta dal dolore per essere stata abbandonata dal marito. Il triste evento permise ai due di sposarsi, ma diventò anche il pretesto per ulteriori dicerie sul loro conto. Il tribunale accusò Shelley di immoralità e gli negò la custodia dei figli avuti dalla defunta prima moglie. Rattristato dalle vicende familiari, indebitato e ammalatosi di tisi, il poeta decise di lasciare definitivamente l’Inghilterra e di stabilirsi in Italia con Mary, fino all’anno della sua tragica morte per annegamento.
Le sue ceneri furono sepolte nel cimitero protestante di Roma e Mary fece ritorno in patria, insieme al cuore del marito, ch’era stato estratto quasi integro durante la cremazione e che conservò con sé per il resto dei suoi giorni. Un fato crudele non le aveva solo tolto l’uomo che amava, ma le aveva già procurato grande dolore privandola uno dopo l’altro di quattro dei cinque figli avuti da Shelley. La donna sembrava destinata a una vita fatta di ricordi e nostalgiche riflessioni. Forte d’animo, continuò nella professione già intrapresa, quella di scrittrice, fino alla morte sopraggiunta nel 1851 all’età di cinquantaquattro anni. Tra le sue opere ricordiamo Matilda (1819), Valperga (1823), The Last Man (1826), The Fortunes of Perkin Warbeck (1830), Lodore (1835), Falkner (1837), Rambles in Germany and Italy (1844). Ma il nome di Mary Shelley, come abbiamo detto, è indissolubilmente legato a Frankenstein, che si inserisce in quell’esperienza letteraria del romanzo gotico che a partire dalla seconda metà del diciottesimo secolo era andata contrapponendosi, con il suo gusto tipico per il soprannaturale e per il sentimentalismo, al romanzo realista settecentesco e al dominante razionalismo illuministico, ispirando nel corso del diciannovesimo secolo diverse riduzioni teatrali e poi, nell’arco del Novecento, oltre quattrocento adattamenti cinematografici.







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